PER IL SEGNO CHE CI È RIMASTO. PPP 100.

Ricordo ancora quando, poco più che adolescente, mi approcciai agli scritti di Pier Paolo Pasolini.

Iniziai, come spesso accade ai neofiti, con i suoi primi due romanzi, i più popolari, “Ragazzi di vita” e “Una vita violenta”. Fu amore a prima lettura. Si, perchè a quell’età, salvo rari casi, studiare e conoscere la Storia non risulta sempre piacevole e si riduce spesso ad un elenco di noiose date legate a specifici eventi. E invece no, Pasolini era in grado di narrartela con un linguaggio schietto, popolare, documentaristico, romanesco. Che poi lui era bolognese di nascita, a Roma ci arrivò, dopo aver vissuto in Friuli, che aveva quasi trent’anni. Ma tutti pensano fosse romano, talmente aveva il dono di capire ed immergersi nei contesti sociali.

Il pensiero pasoliniano è stato sempre proiettato sulla visione dal basso, quella degli ultimi, dei diversi, degli umili, di quelli che la vita dovevano morderla pur di sopravvivere. Riccetto e Tommaso, i protagonisti dei due romanzi succitati, ne sono l’esempio lampante. Cresciuti nella borgata romana del secondo dopoguerra, affrontano la loro condizione di indigenza ricorrendo ad attività criminali, manifestando spesso atteggiamenti violenti ma facendo riaffiorare anche quella tenerezza che appartiene in maniera naturale ai ragazzi della loro età, come quando Riccetto, durante una gita sul Tevere, si tuffa per salvare una rondine dall’annegamento.

Da lì, la passione per PPP è stata inarrestabile. Anche quella per la poesia civile, sempre vogliosa di dar voce agli inascoltati.

E ancora la filmografia. “Accattone”, “Mamma Roma”, “Il Vangelo secondo Matteo”, “Uccellacci e Uccellini”, “Salò e le 100 giornate di Sodoma” solo per citarne alcuni e per evidenziare il suo viaggio partito col Neorealismo e concluso con il grottesco.

Era un intellettuale poliedrico Pasolini, anticonformista, provocatore, giusto, che anche se vicino ad ideologie marxiste non ha mai abbandonato la sua indipendenza di pensiero. La sua sete di verità legata ad i principi della fratellanza e dell’uguaglianza contro ogni forma di pregiudizio e prepotenza l’ha sempre posto in una posizione controcorrente. Ha pagato sulla sua pelle la sua libertà sottoposta a censura, denunce, processi fino ad essere privato della sua stessa vita in quel dannato 2 novembre 1975, ancora avvolto da numerose ombre su cui, ormai, non sarà mai fatta la dovuta luce.

In una società attuale proiettata sempre più sul pensiero unico, la mancanza di Pier Paolo Pasolini si fa ancor più pesante.

Oggi avrebbe compiuto 100 anni, sperando che quanto di prezioso ci ha lasciato risieda ancora nelle nostre coscienze sopite, noi gli facciamo gli auguri, ringraziandolo ancora e chiedendogli scusa.

Emiliano Nuccetelli

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