“È l’attrice che ammiro di più: Giulietta Masina” (Charlie Chaplin)

“Siete il modello permanente di Fellini?”
“No no, Fellini è un artista, è come il cielo, come il mare, cambia sempre”.
(Giulietta Masina)

1370426_10202287982909720_1483180677_nSe penso a Giulietta Masina nella mia mente riecheggiano queste parole: “Thank you, dear Giulietta, and please, stop crying!”. Sono le parole pronunciate da Federico Fellini al Dorothy Chandler Pavillion, nel 1993, quando il regista, al fianco di Sophia Loren e Marcello Mastroianni, per lui sempre “Marcellino”, riceve l’Oscar alla carriera, sei mesi prima di morire. La commozione di Giulietta è fortissima e dal suo viso trapelano gli anni trascorsi insieme al grande maestro del cinema italiano.

Giulia Anna Masina nasce a San Giorgio di Piano, un paesino in provincia di Bologna, il 22 febbraio 1921. Figlia di Gaetano Masina, violinista ed insegnante di musica, e di Angela Flavia Pasqualini, maestra, a quattro anni Giulietta viene mandata a Roma presso la casa degli zii materni, amanti dell’arte, assidui frequentatori di teatro e di concerti, amici di intellettuali e grandi viaggiatori. Dopo la scomparsa dello zio, Giulietta rimane a Roma dove frequenta le scuole e riceve un’educazione cattolica presso le Orsoline. Fin dagli anni del liceo, la ragazza si avvicina al teatro, per poi proseguire all’università, dove studia lettere moderne e viene scritturata per gli spettacoli dello Stadium Urbis, l’attuale Teatro Ateneo. L’incontro con Federico Fellini è tanto fortunato quanto casuale: i loro sguardi si incrociano per la prima volta nel 1942 all’EIAR, così si chiamava la RAI a quei tempi, quando i due sono poco più che ventenni e la giovane studentessa di lettere nonché attrice Giulietta interpreta il personaggio di Pallina nelle avventure di Cico e Pallina, scritte da Federico Fellini per la trasmissione Terziglio.

A vederlo così, per la prima volta, Giulietta dice di lui: “Sembra un fachiro, somiglia a Gandhi. È tutt’occhi, occhi profondi, inquieti, indagatori”.
967390_10202287983269729_475467717_nCosì giovane, la Giulietta che sognava di innamorarsi di un ragazzo alto, biondo, con gli occhi chiari, conosce invece Federico, così nero, con gli occhi e i capelli scuri. A distanza di tanti anni, Fellini dice: “Giulietta mi è parsa subito una misteriosa persona che richiamava una mia nostalgia di innocenza. Vi è una parte di incantesimi, magie, visioni, trasparenze la cui chiave è Giulietta. Mi prende per mano e mi porta in zone dove da solo non sarei mai arrivato”. Il regista dichiara: “Il nostro primo incontro io non me lo ricordo, perché in realtà io sono nato il giorno in cui ho visto Giulietta per la prima volta”. Si conoscono da appena un anno quando Federico Fellini e Giulia Anna Masina si sposano, il 30 giugno del 1943; da quel momento il regista non smetterà mai più di chiamarla “Giulietta” e la loro unione, oltre che sentimentale anche artistica, sarà inossidabile fino all’anno della loro morte, avvenuta a distanza di pochi mesi l’uno dall’altra, fra il 1993 e il 1994. Il loro matrimonio viene segnato purtroppo non solo dai grandi successi cinematografici, ma anche dalla perdita prematura di un figlio, a soli dodici giorni dalla nascita, una tragedia che li segnerà per sempre tanto che Giulietta in seguito dichiarerà: “Non aver avuto figli, ci ha fatto diventare figlio e figlia dell’altro, così ha voluto il destino”.

Nella sua carriera di attrice, Giulietta ha avuto modo di lavorare non solo con Fellini:  compare nel capolavoro di Roberto Rossellini Paisà, dove è una ragazza che scende le scale di un palazzo; il suo vero esordio al cinema, però, avviene nel 1948 nel film di Lattuada Senza pietà, dove interpreta, insieme a Carla Del Poggio, il ruolo di una donna mondana, piccola di aspetto e dall’animo gentile, una tipologia di personaggio che la accompagnerà anche dopo, in altri film con registi come Carlo Lizzani, Giuseppe Amato e Renato Castellani. In un’intervista del 1972, Giulietta descrive se stessa: “Viso tondo, occhi tondi, taglia molto molto piccola, può sembrare che sia una donna piena di coraggio, ma non è vero, sono timida”; lo stesso Federico, quando la vede per la prima volta, ne parla come di un esserino dal viso simpaticamente buffo, con grandi occhi e lunghe ciglia in su: “È un peperino piccolo piccolo, mi piace tanto, mi fa tanto ridere”. Ed è appunto col regista del capolavoro 8 e 1/2 che Giulietta raggiungerà la notorietà a livello mondiale con il ruolo di Gelsomina, nel film del 1954 La strada, insieme al forzuto Anthony Quinn (Zampanò) e a Richard Basehart (il Matto). In questo film, premiato agli Oscar come Miglior film straniero nel 1957, Giulietta interpreta il personaggio bizzarro e dolcissimo di un’artista di strada, compagna di viaggio e di lavoro del crudele saltimbanco Zampanò. Il regista lo ricorda così nel libro Fare un film (Fellini,Torino, Einaudi, 1980):

“Era un pezzo che volevo fare un film per 1381099_10202287995310030_1458360243_nGiulietta: mi sembra un’attrice singolarmente dotata per esprimere con immediatezza gli stupori, gli sgomenti, le frenetiche allegrezze e i comici incupimenti di un clown. Ecco, Giulietta è appunto un’attrice-clown, un’autentica clownesse. Questa definizione, per me gloriosa, è accolta con fastidio dagli attori che vi sospettano forse qualcosa di riduttivo, di poco dignitoso, di rozzo. Sbagliano: il talento clownesco di un attore, a mio avviso è la sua dote più preziosa, il segno di un’aristocratica vocazione per l’arte scenica.”

E ancora, diretta da Fellini, Giulietta lavorerà in altri grandissimi film come Il bidone (1955) e Luci del varietà (firmato insieme con Lattuada del 1950), ma è nel 1957 che raggiungerà forse il picco più alto della sua carriera, interpretando il ruolo che le valse il Nastro d’argento come Miglior attrice protagonista: Cabiria ne Le notti di Cabiria (ruolo peraltro già affrontato in maniera embrionale ne Lo sceicco bianco, sempre diretto dal marito). Fellini la sceglierà ancora nel 1965 per il suo primo film a colori, Giulietta degli spiriti, passando dal ruolo di clown-contadina-prostituta interpretato nei primi film, a quello di benestante signora dell’alta borghesia romana, in un percorso comune a tante altre attrici di quell’epoca, che, dal ruolo di “contadina”, approdavano a quello di “signora”. Vent’anni più tardi, accanto a Marcello Mastroianni, la Masina torna ad interpretare per Fellini il ruolo di artista, stavolta ex ballerina di tip-tap, in un malinconico film intitolato Ginger e Fred.

GINGER-E-FRED-13Giulietta Masina ha considerato sempre, nel corso della sua lunga carriera, un grandissimo privilegio lavorare con Federico Fellini. Conscia della sua timidezza, del suo aspetto particolare e così lontano da quello delle avvenenti attrici del cinema del suo tempo, con le quali Federico inevitabilmente lavorava tutti i giorni, sempre riservata e mai “diva”, Giulietta possedeva un grande pregio: quello, appunto, di lavorare con uno dei più grandi registi italiani di tutti i tempi, Federico, e di esserne la compagna anche nella vita privata. Per sposare un uomo così non ha dovuto fare rinunce, né come donna, né come attrice: “Quando mi sono sposata con Federico ero talmente giovane che non ho rinunciato a niente perché la cosa più importante è stato il matrimonio con Federico. Dopo il matrimonio ho rinunciato al teatro, ma non perché lui mi abbia chiesto di rinunciare a qualcosa, sono stata io a rinunciare al teatro perché non era importante quanto Federico Fellini”. La Masina non si è mai comportata come ci si aspetterebbe da un’attrice famosa e di talento come lei era. La riservatezza, la sobrietà, il garbo, sono caratteristiche che l’hanno sempre contraddistinta, oltre che un grande senso del dovere, forse dovuto all’educazione ricevuta da ragazza.

La cerimonia per il 1370336_10202287998030098_1814136518_nmatrimonio con Fellini, per esempio, si svolse in casa, senza fasti o stranezze da star. La compostezza di Giulietta faceva da contraltare alla vita da bohemian del marito, del quale ha sempre parlato con totale adorazione e stima, come uomo e come regista. Giulietta, anche quando non lavorava nei film di Fellini, seguiva il lavoro del marito presentandosi sul set senza imporre la sua presenza con atteggiamenti da “moglie del regista”, ma rimanendo sempre in disparte per non peccare di invadenza. È stata forse in questo grande rispetto l’uno dell’altra la forza del loro rapporto, durato più di cinquant’anni. Il loro amore era rafforzato dalla grande passione comune che li animava: Giulietta, da attrice, conosceva benissimo il lavoro del marito, gli orari, le donne, i lunghi viaggi, le assenze, ma la sua forte adorazione per Federico le faceva dimenticare tutto. Così diversi fra di loro, si completavano, e la loro unione li ha portati fino alla fine dei loro giorni, avvenuta quasi nello stesso momento e per una malattia scoppiata parallelamente per entrambi. Anche se priva di forze, è Giulietta ad organizzare i funerali e la camera ardente di Federico, nel Teatro Cinque di Cinecittà, e ad assistere alla cerimonia degli addii nella basilica di Santa Maria degli Angeli il 3 novembre del 1993. Da quel giorno Giulietta comincia lentamente a morire e si spegne il 23 marzo del 1994. Giulietta Masina aveva chiesto che “la sua tromba”, il musicista Mauro Maur, suonasse ai suoi funerali il tema de La strada di Nino Rota, ed è con queste note che concludo il ritratto di una straordinaria donna e attrice italiana.

1378988_10202287999550136_486869282_nMobilitazioni Artistiche andrà prossimamente in scena con uno spettacolo dedicato al cinema, per la regia di Marianna Cozzuto e in collaborazione con la storica Banda musicale di Cisterna di Latina. All’interno dello spettacolo gli attori daranno il loro omaggio a Giulietta Masina e al bellissimo personaggio di Gelsomina scritto da Federico Fellini, interpretando una scena ispirata al film La strada.

– Roberta Russo –

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