Crack, fumetti dirompenti. Il racconto di Cristiano Mancini

10 Festival di Roma di arte disegnata e stampata
19-22 giugno C.S.O.A. Forte Prenestino – Roma

C’è gente diversissima al mondo, ma quando dico “diversa” intendo davvero diversa.
Universi differenti, proprio, se pensi che in Cina i ragazzi se ne vanno in giro con una cespo di lattuga al guinzaglio, o in Giappone c’è gente che colleziona libri e libri di fotografie di culi di criceto, tutti uguali per me, eppure forse no.

Questo per dire che ogni volta che entro al Forte Prenestino mi viene in mente quanto tutti noi siamo diversi e quanto tutte queste nostre diversità possano a volte convivere tranquillamente e in modo naturale, senza farsi troppe menate ideologiche di tolleranza o chissà cos’altro.
Si sperimenta la diversità e questo una volta tanto non rappresenta un problema. Forse è per questo che ogni volta che sono al Forte mi sento terribilmente a mio agio, cosa che per quanto mi riguarda succede molto di rado.

mostracrack24

Incontri veramente di tutto appena arrivi: bambini che corrono nel polverone, zozzissimi cani sciolti, professionisti in giacca e cravatta, punkabbestia, misteriosi signori anziani, nerd, vecchi frikkettoni, visi pallidi, visi meno pallidi, gente x, ragazze dai profili francesi, sconvoltoni o semplici disadattati come me. Probabilmente, se passasse un alieno verde nessuno si sconvolgerebbe troppo, al massimo qualche pacca sulla spalla e si farebbe spazio pure a lui.

Il Crack è soprattutto questo, più di un festival, è un’esperienza.
E, secondo me, un’esperienza di diversità.
Crack 2014Questo è il mio quinto anno qui, due da espositore, due da spettatore e uno (quest’anno) da cronista.
Non mi faccio mancare mai niente.
Il Festival invece è al suo decimo anno e il tema di quest’anno è la Genesi.
Diciamo subito che il Crack è un festival autoconvocato e autofinanziato, senza fondi ricevuti da nessuno e senza nessun tipo di selezione, cioè per partecipare o ti prenoti o arrivi lì all’ultimo momento, ti accodi e un posto per te lo trovano sempre.
Ora non so se avete presente un po’ come è fatto il Forte Prenestino, cioè è un antico forte militare, nel cuore del quartiere di Centocelle, occupato negli anni ’80 e divenuto oggi uno storico centro sociale. Il Festival si svolge nei suoi sotterranei che, come in ogni Forte che si rispetti, in antichità servivano per serbare cibo e munizioni, quindi sono lunghissimi corridoi, ritmati da piccole “celle”, e in ognuna di queste celle ci trovate uno o più artisti diversi, oppure collettivi.
L’effetto d’insieme è davvero sorprendente, non importa quante volte tu ci sia già stato, rimani sempre a bocca aperta di fronte alla letterale esplosione di colori che si snoda per metri e metri. Regna la totale libertà, ognuno si tinge la cella come vuole e ogni cella è diversa; ogni artista è un mondo e qui trovi veramente di tutto: dai fumettisti importanti e affermati, al ragazzino che si disegna i fumetti in camera sua, li fotocopia e li vende, a chi fa cartoline o stickers, a chi fa serigrafie in maniera professionale, a chi fa disegni al volo col pennarello e li regala, a chi stampa le t-shirt o le spilline.
Di Tutto. E la cosa sorprendente per un Festival senza alcun tipo di selezione è che il livello qualitativo è sempre molto alto. Ci sono artisti venuti dalla Cina, quest’anno molti da Sudamerica (Messico, Cile, Colombia), Canada, Stati Uniti, Francia, Svezia e quanti ne volete, ora non li so tutti, ma ognuno col suo carico di idee, colori e storie da raccontare, ognuno con la sua personalissima visione e con il suo pacco di carta e lavori.

Per fare qualche nome: un tipo che mi ha colpito molto è l’artista cinese Tony Cheung, col suo progetto SensitiveWord: un ragazzetto piccolo e timido che nelle sue colorate illustrazioni fa una critica ferocissima (e sottile) al sistema di potere cinese, arriva cioè con le immagini dove con le parole non gli viene concesso. L’ho trovato geniale e gli ho comprato sei maxi cartoline a 10 euri.
Si, perché al Crack, puoi anche giocare a fare il Big Spender (il grande compratore d’arte) e comprare quello che vuoi: porti via tantissimo a pochissimi euro, cose piccole forse, ma uniche.
E poi con tutta la scelta che c’è, dico, di sicuro trovi almeno una cartolina o una tshirt che ti piace.

Per fare un altro nome: mi sono piaciuti anche molto i libri serigrafati di Printaboutme, di Torino e poi milioni di altre cose, impossibili da nominare e ricordare tutte.
E poi ci sono le illustratrici, diosanto, che il novantapercento delle volte sono terribilmente carine: qualcuna silenziosa, qualcuna non ti caga, qualcuna ti sorride e attacca bottone, qualcuna con lo sguardo perso chissà dove e io ogni volta non so se mi innamoro più di loro o dei loro disegni… o di tutte e due le cose… boh… ad una certa ora non distinguo più.

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Sarà che comincia a essere pieno di gente e nei corridoi diventa sempre più difficile avanzare e si sentono tutti gli odori del mondo e l’aria si fa un tantino pesante… forse dovrei uscire un attimo per poi fare una nuova immersione, forse dovrei bere un’altra birra o forse ne ho bevuta troppa… vabbè ogni volta finisce così, cioè che non mi ricordo più la fine e mi rendo conto di aver scritto poco e male di questo Festival, che ci sarebbero altre cose da dire, tipo:

– che non è solo un festival di fumetti e basta, ma il Crack comprende anche workshop, concerti, presentazioni;

– che è bello andarci, anche perché, oggi come non mai, l’Arte passa soprattutto da qui;

Ogni fenomeno al mondo, arte compresa, ha bisogno della contaminazione per sopravvivere e rigenerarsi. E sinceramente trovo ci sia più contaminazione, vitalità e sorpresa qui, con tutte le imperfezioni del caso, che in tante prestigiose, quanto asettiche, gallerie.

Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior, diceva qualcuno.

– Cristiano Mancini –

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