Tra parole e colori – intervista a Massimo Pompeo

Dopo 14 anni di assenza torna ad esporre a Latina, presso lo Spazio COMEL, l’artista pontino Massimo Pompeo. Per l’occasione vado a visitare il suo studio e, una volta varcata la soglia, inizio a camminare su di un corridoio stracolmo di opere imballate, alcune appena tornate da paesi lontani, altre pronte per la partenza. Il tempo perde la sua regolarità ed inizio a chiacchierare con Pompeo, che mi mostra i taccuini sui quali studia e disegna quotidianamente, i suoi ultimi lavori, mi racconta aneddoti, incontri e mi parla di Arte. Inizio il mio viaggio alla scoperta di questo artista.

Nello studio dell'artista

Nello studio dell’artista

image (3) Chi sono stati i tuoi maestri? Ho avuto la fortuna di avere dei grandi maestri, già da ragazzino Giovanni Di Lucia mi ha fatto sperimentare tutto. Lì ho imparato le cose più pratiche. Al liceo artistico ho avuto dei maestri immensi, Nino Giammarco, Leo Guida quest’ultimo ha avviato me e altri amici al mondo dell’incisione. All’Accademia non ho scelto i grandi artisti sperimentali come Scialoja o Montanarini, con il quale sono stato legato da una grande amicizia, ma scelsi Ziveri, che era considerato irrazionale, che mi insegnò a fare l’affresco e la tempera all’uovo. Nello stesso periodo frequentavo Virduzzo, Frascà, Innocenti…insomma la mia fortuna è stata di stare vicino ai grandi. PMS_7311Massimo Pompeo come è nata e come si è evoluta la tua ricerca sulle carte geografiche? Il lavoro sulle carte geografiche è nato a Ponza, sull’isola, quando nel ’90 andai ad insegnare educazione artistica. Ci fu questo grande impatto-scontro con la bellezza di quella terra che emerge dall’acqua, rimasi scioccato dal contrasto e dalla quantità di colori che ogni cala ha. Dal nero quasi granitico ai basalti, ai rossi della terra che io ho chiamato “terra rossa di Ponza”, che ho raccolto personalmente e qualche volta utilizzo nei miei quadri. Ricordo che il giorno dopo una forte burrasca la costa era cambiata, il profilo della costa era diverso e quella mattina iniziai a disegnare il contorno della terra emersa. Vivendo sull’isola, dopo aver dipinto tanti paesaggi, iniziai ad interessarmi alla linea della costa. Poi Maurizio Musella mi regalò un’antica carta nautica e questo mi portò ad essere più attento, non era più solo un profilo di fantasia. Vennero poi le varie città di mare italiane e ancora il mondo intero, perché è come se io che vengo dal Circeo, partissi idealmente con una barchetta che mi permette di raggiungere senza confini tutti i mari e tutte le coste. E’ un mondo senza fine. image (6)Alcuni dei tuoi ultimi lavori si riferiscono a Giordano Bruno, ce ne parli? Giordano Bruno…Amo profondamente gli studi che ha fatto Giordano Bruno. Ci sono delle bellissime tavole che lui stesso ha fatto fare, che io ho trovato quasi per caso e che poi sono andato a studiare. Sono studi sullo sviluppo della memoria, meravigliosa, che aveva, e che attraverso degli esercizi rafforzava, erano degli esercizi grafici. Quanto è importante il segno nel tuo lavoro? Nei tuoi dipinti troviamo sempre dei calligrammi. Il segno è fondamentale, tutto il mio lavoro è segnato, fin dalle prime sperimentazioni degli anni ’70. Alla base della mia pittura c’è sempre un segno grafico, un disegno. Un segno che diventa incisorio, come diceva Federica Di Castro. Le materie che uso sono tutte incise. Alla fine degli anni ’70 iniziammo con Alberto Manzetti e altri artisti locali dei laboratori di incisione presso un istituto di devianza minorile, un prototipo di casa famiglia e, per facilitare l’apprendimento del disegno tecnico, codificammo delle tavole, delle regole grafiche. Poi io iniziai a lavorare sulla calligrafia e in quel periodo feci dei lavori che erano tutti scrittura. Cosa c’è dietro i tuoi calligrammi? Poesie, storie, lettere di ergastolani ritrovate, storie fantastiche… Hai realizzato anche dei libri d’artista in collaborazione con alcuni poeti. Sì ho fatto diversi libri in collaborazione con poeti. Ho fatto un libro su Veracruz, su Ponza, sull’Isola di Pasqua. Ho sempre avuto una grande passione per la poesia, alcuni poeti sono amici incontrati per caso, con alcuni ci sono rapporti di amicizia profonda. Spesso invece che far accompagnare le immagini da testi critici preferisco accostare delle poesie, è più dolce, meno traumatico. Ho una passione per le lettere.Ultimamente ho collaborato con Stefano Giancola, Caterina Vicino e Serena D’Arbela, presenterò una cartella con questi lavori. E adesso sto facendo una cosa bellissima su Cuba, con Pablo Armando Fernandez, un libro con le sue poesie e i miei disegni.Sono riuscito a sentire una poetessa e critica italiana bravissima che io amo moltissimo, per le sue poesie sul Maghreb, Toni Maraini, la sorella di Dacia, spero in un prossimo lavoro con lei. image (4) Le tue ultime mostre? Da poco ho fatto una mostra a Bari, a Civitanova Marche, dove ho fatto una personale, ho una scultura in mostra a Termoli. E poi ultimamente Svezia, Spagna, Venezuela, Cuba, Brasile, Messico. In Svezia, a Visby, ci fu una mostra molto bella. Mi avevano riservato 4 gallerie di un castello, lì portai delle grandi opere composte da moduli precisi fatte in incisione. Per la mostra che ho appena fatto a Cuba ho raccolto 20 anni di mie ricerche sull’ incisione. -Libro d'artista Da quanto tempo manchi con una mostra a Latina? Dal 2000. Feci una mostra presso la galleria Colomba, che ora non c’è più.   La mostra personale di Massimo Pompeo “Ex Tabulis Maritimarum” sarà visitabile dall’8 al 23 novembre 2014 presso lo Spazio COMEL di Latina, un’occasione importante per conoscere e riscoprire questo nostro artista. Marianna Cozzuto   Per maggiori informazioni : http://www.spaziocomel.it

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